Vedi scorrere i filari di vite, fuori dal finestrino posteriore lucido e trasparente. I tuoi occhi atoni fanno il paio con la tua espressione assente. Le tue mani sono bianche, strette in una preghiera d’acciaio.
Ti ha sempre affascinato la natura di quel metallo. Freddo eppure partecipe, ha rivoluzionato il mondo. Ha fatto quello che non hai potuto fare con la tua vita.
Era quello che volevi: studentessa perfetta, matrimonio perfetto, figli perfetti. Eppure il fuoco che bruciava dentro te non scalfiva il metallo della tua resistenza.
Stasera l’hai guardato, preso in mano, celato anche alla tua anima. I figli a letto, angeli biondi, e tu, fredda come al solito, sopra di lui. Ennesimo rapporto senza tempra.
Eppure d’un tratto ti fai fuoco, lo prendi, lo fai scivolare vincendo una iniziale resistenza.
Scoppia il tuo primo orgasmo da dieci anni, mentre lui è dentro di te, e tu dentro di lui.
I suoi occhi sbarrati guardano le tue mani giunte sul manico di un coltello d’acciaio, profondamente infilato nell’addome del padre dei tuoi figli.
Ora l’acciaio che avvolge i tuoi polsi è diverso. Non senti freddo, non senti caldo. Senti solo il pallido contatto di un paio di manette, e la testa avvinghiata al tuo corpo immobile sul sedile posteriore di una gazzella della polizia.





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