# 24 – Il talento di Saint Germain
Pelle liscia, ambrata, illuminata appena da un bruciatore che spande odore di miele. La lunga pipa in una mano; l’altra distesa sul fianco, come il corpo nudo e asciutto sul tappeto. Fuori, la metropoli afosa, in pieno giorno. Nel suo pigro movimento scopre alla luce tenue un seno perfetto, mentre avvicina la sua prigionia alla bocca.
La cravatta di lui la osserva, tesa e perfetta. Gli occhi scuri quasi scompaiono nel buio del loft serrato al mondo.
Le labbra di lei si aprono pigramente, a sputar sentenza sottovoce:
“Il talento non ti salverà per sempre”.
Muove un piede, l’uomo. Il corpo sempre teso, mai un rilassamento, nemmeno ora, dopo l’assoluzione.
“E’ vero, il mio talento non basterà. Ma, da duemila anni ad oggi, è stato più che sufficiente”.
Si faceva chiamare Il Conte. Millantava frequentazioni leggendarie. Raccontava di giovani efebici e baccanali dionisiaci; narrava delle rivoluzioni passate viste da spettatore, ma in prima persona singolare. Parlava di lei già al passato.





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