# 11 – (Con-)corre(-nza)

Uscire di casa prima che sorga il sole. Fermarsi, dopo il tragitto, per un caffè caldo, in un luogo accogliente. Il bar vicino al lavoro. Vuoi il giornale, lo so, per quegli spiccioli di cronaca locale d’interesse. Eppure per una mattina non ti arrabbi se qualcuno lo sta già leggendo. E’ un bambino, avrà 8 anni. E su quel giornale ha solo posato gli occhi. Ha paura ed è stregato dalla magia delle parole.
Il padre flirta con la barista di diversi anni più giovane di lui. Non si accorge della magia, del terrore contemporaneo di quel desiderio inaccessibile che il bambino conoscerà ancora negli anni a venire, non per la parola scritta ma per le esperienze sognate.
C’è già tutto il desiderio in quegli occhi. E allo stesso tempo c’è la castrazione di un padre che gli prende la mano e lo trascina via dal piacere, dalla fantasia, dalla curiosità.
Piangi per i tuoi simili, così simili a quel bambino. Ridi del fatto che in passato tuo padre, nella stessa situazione, ti ha aiutato, incoraggiato a capire. Ti ha abbracciato di fronte alle parole, te le ha spiegate fino a quando tu non ne hai conosciute più di lui.
Poi la commozione passa, e pensi solo che più ignoranza vuol dire meno concorrenza. Meno fantasia significa più opportunità per te. Di quel bambino ora vedi solo il fantasma di una possibilità non concretizzata. E sei sollevato, perché sei ancora tu il cavallo su cui puntare.

~ di piccolestoriescrittemale su 22 gennaio 2009.

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